Frankenphotography


FRANKENPHOTOGRAPHERS #1 – Wayne Martin Belger

Ecco un vero Frankenphotographer: Wayne Martin Belger, classe 1964, ex cercatore di tesori, ex musicista, ex giocatore di hockey, ex manicure, ex ferrotranviere… si è dato alla fotografia sui generis. Anima e corpo, mi viene da dire. Le macchine stenopeiche che costruisce non sono soltanto splendidi oggetti d’artigianato, fatti di legni e metalli, ma hanno ciascuna una propria anima! Ne sono sicuro, non solo perché l’egregio Belger inserisce parti organiche in ogni macchina (!), ma soprattutto perché lo fa in base al soggetto che vuole fotografare. Mi viene in mente un aneddoto sul grande Mario Giacomelli, che durante un viaggio nell’Italia meridionale andava in cerca di una maga in grado di togliere il malocchio alla sua macchina fotografica, che aveva improvvisamente smesso di comportarsi come avrebbe dovuto (segnalo in proposito l’interessante libro della nipote di Giacomelli, Simona Guerra, La mia vita intera, Bruno Mondadori editore) . Ma le macchine fotografiche hanno un’anima? Io direi di sì, mi sembra evidente. Le foto che ho fatto con la mia Yashica FR quando ho iniziato a interessarmi alla fotografia non le ho più viste, quando l’FR è andata irrimediabilmente in panne. E ne ho tante altre…

Credo che l’industria abbia sottovalutato il potere spiritico dei suoi prodotti. Quando la fotografia era agli esordi, o non esisteva affatto, l’invettiva contro le immagini era parecchio popolare. Tralasciando le leggende sugli indiani americani che non volevano farsi “rubare l’anima” dalla macchina, di cui non ho alcuna prova, e le vicissitudini dei movimenti iconoclasti, mi viene comunque in mente il pastore Husneck, che (s)battezzò la nascita della dagherrotipia con un articolo sul Leipziger Stadtanzeiger che ne denunciava il carattere “demoniaco”  – solamente Dio, a suo dire, poteva riprodurre l’effigie umana. Ricordo anche che quando Roger Bacon descrisse schematicamente il fenomeno della camera obscura, nel De Moltiplicatione Specium (1267), il tribunale ecclesiastico si mobilitò per condannare tale “atto di magia” e il suo autore.

Ma forse è meglio fare un passo indietro e tornare all’illuminato Frankenfotografo Wayne Martin Belger. Lascio ai lettori i commenti e mostro la sua opera, che come avrete capito va ben oltre il processo fotografico, coinvolgendo innanzitutto la realizzazione delle sue fotocamere. L’ultima volta che ne ho parlato con amici mi hanno dato del “pollo”, ritenendo inverosimli queste creazioni. Io però ci credo, e mi ha sempre solleticato quel realismo magico che passa dal Messico e mi sembra arrivare a coinvolgere artisti del calibro di Alejandro Jodorowsky e Joel-Peter Witkin. Ecco a voi le macchine e le fotografie di Wayne Martin Belger:

Una macchina progettata per fotografare le vittime dell'HIV, al cui interno circola sangue infetto. Qui sotto due fotografie scattate con la stessa macchina.

Una macchina per fotografare donne gravide, con un cuore di infante inserito all'interno.

11 Settembre. Una macchina progettata per riprendere Imam, Preti e Rabbini con in mano i propri testi sacri.

Terzo Occhio. Macchina costruita col teschio di una bambina di 13 anni. La pellicola viene esposta attraverso il "terzo occhio" direttamente all'interno del teschio.

Yama (Tibetan Skull Camera) Designed for the study of exodus and for the research of modern incarnations of historical iconic figures. The latest camera is named Yama, the Tibetan God of Death. In Tibetan Buddhism, Yama will see all of life and Karma is the “judge” that keeps the balance. The skull was blessed by a Tibetan Lama for its current journey and I’m working with a Tibetan legal organization that is sending me to the refugee cities in India. Yama’s eyes are cast from bronze and silver with a brass pinhole in each. A divider runs down the middle of the skull creating two separate cameras. A finished contact print mounted on copper is inserted in to the back of the camera to view what Yama saw in 3D. Yama is made from Aluminium, Titanium, Copper, Brass, Bronze Steel, Silver, Gold, Mercury with 4 Sapphires, 3 Rubies (The one at Yama’s third eye was $5000.00), Asian and American Turquoise, Sand, Blood, and 9 Opals inlayed in the Skull. The film loading system is pneumatic. A 300psi air tank in the middle of the camera powers 2 pneumatic pistons to move the film holder forward and lock it into place. The switch to open and close the film chamber is located under the jaw. Designed for two photo series. First series is of my interpretation of the modern incarnation of Southeast Asians deities. Second will take place in the Tibetan refugee cities of India, a home coming through the eyes of a 500 year old Tibetan.

Deer Camera. Progettata per studiare il rituale della caccia e l'arrogante separazione dell'Uomo dalla Natura.

Roadside Altars.

Wood Camera. Progettata per "studiare la distanza". Costruita con insetti e altra roba raccolta nella Death Valley. Una piastra intercambiabile permette di inserire gli insetti davanti al foro stenopeico, attraverso il quale vengono fotografati con la stessa messa a fuoco di tutto il resto.

Cito dal sito di Wayne Martin Belger:

Born February 11 1964 in Pasadena California to two very understanding middle class Catholic parents, I remember the days when mass was done in Latin. Magic language, magic practices, and magic altars with their own ritualistic traditions are intriguing at 5 years old. Not knowing Latin, I relied more on visuals to receive the communication. The priest was using beautiful sacred tools and potions that were subject-created to bring me into communion with the subject. As the Priest has made his tools of gold and silver and Blood and Body to be in direct relationship with the subject Jesus, I create my tools of Aluminum and Titanium and Blood and Body to be in direct relationship with the subjects they are created for.

The tools I create and work with are pinhole cameras. With pinhole photography, the same air that touches my subject can pass through the pinhole and touch the photo emulsion on the film. There’s no barrier between the two. There are no lenses changing and manipulating light. There are no chips converting light to binary code. With pinhole what you get is an unmanipulated true representation of a segment of light and time, a pure reflection of what is at that moment. With some exposure times getting close to 2 hours, it’s an unsegmented movie from a movie camera with only one frame.

The creation of a camera comes from my desire to relate to a subject. When I choose a subject I spend time studying it. Then I start visualizing how I would like a photo of the subject to look. When that’s figured out, I start on the camera stage of the project by collecting parts, artifacts and relics that relate to the subject. When I’ve gathered enough parts and feel for the subject, I start the construction of the camera. I create the cameras from Aluminum, Titanium, Copper, Brass, Bronze, Steel, Silver, Gold, Wood, Acrylic, Glass, Horn, Ivory, Bone, Human Bone, Human Skulls, Human Organs, Formaldehyde, HIV+ Blood and relics all designed to be the sacred bridge of a communion offering between myself and the subject. All to witness and be a tool of the horrors of creation and the beauty of decay presented by the author light and time.

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4 commenti so far
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Abbastanza inquietante, devo dire.

Commento di lesitaliens

Essì, è sicuramente uno dei suoi punti di forza!

Commento di frankenphotography

wow!

Commento di barecup

secodo me si fa di veleno di serpente

Commento di barecup




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