Frankenphotography


FRANKENPHOTOGRAPHERS #4: DAVID SMEULDERS

Autoritratto di David Smeulders preso con una delle sue Scannercamera.

Il designer David Smeulders (http://www.davidsmeulders.com/), negli ultimi anni, ha esteso il proprio campo di ricerca al di là della grafica e del vjing (Vj Klebowax, insieme al fratello Oscar), esplorando territori frankenfotografici. Le sue Scannercamera hanno conquistato un posto d’onore non solo nel suo percorso di sperimentazione, ma anche tra le attività delle lungimiranti istituzioni olandesi: al 6 Marzo di quest’anno risale la sua ultima “scan-photo-installation”, durante la Rotterdam Museum Night, e le sue creature sono state esposte l’anno scorso al Nederlands Fotomuseum (http://www.nederlandsfotomuseum.nl/).

Il risultato dell'installaizone BODYSCAN alla Rotterdam Museum Night. Tutte le immagini qui: http://www.koudzweet.nl/museumnacht/index.html.

Al Fotomuseum David ha presentato una versione deluxe della sua Copy Camera (commissionata per l’occasione!), costruita con una stampante multifunzione. Con questa macchina ha realizzato un’installazione interattiva: premendo un pulsante il pubblico ha potuto auto-ritrarsi, ottenendo un’immagine in formato A4 in meno di un minuto “come con le vecchie Polaroid”. A differenza di queste, però, si aveva un minuto a disposizione per muoversi davanti alla macchina, inscenare una piccola performance, e avere una Scan-photo.

La Copy Camera deluxe al Fotomuseum.

La Copy Cam originale.

Nel 2007 David ha costruito un primo modello di Scannercamera, usando uno scanner piano, un obiettivo per macchine di grande formato, e un originale sistema di scorrimento che permette di muovere l’obiettivo. Con questa macchina si ottengono scan-photo di oltre 500 Mb.

Con il nuovo modello A3 Scan Camera è possibile sfruttare tutti i movimenti dell’obiettivo: “let’s tilt/shift/swing again!”

A3 Scan Camera.

Budapest, 2009. Veduta presa da David Smeulders con la A3 Scan Camera.

Con la RGB Scan Camera David ha fatto un ulteriore passo avanti nella ricerca espressiva scannerfotografica: questa macchina è in grado di acquisire immagini a colori attraverso 3 obiettivi, che registrano separatamente i tre canali RGB che compongono l’immagine (un canale per lente, ma l’acquisizione è simultanea). Nella piattaforma è inserito un laptop che controlla l’acquisizione e alimenta lo scanner.

La RGB Scan Camera.

Un primo esempio di RGB scan-photo.

La stessa immagine presa due volte, differenziando il focus nei diversi canali.

Queste mostruose creature digitali sono solo le ultime realizzazioni di David. La sua ricerca frankenfotografica è iniziata con esperimenti analogici, nell’ambito della fotografia stenopeica e di quella panoramica. Ha realizzato due macchine panoramiche rotanti a 360°, motorizzate. La prima ruota ogni 4 secondi, registra immagini di piccole dimensioni (2.4 mm), e le “incolla” insieme una all’altra durante l’avanzamento.  Per fare un giro completo impiega 16 step.

Il primo modello di macchina panoramica rotante a 360°.

Autoritratto panoramico di David Smeulders.

Il secondo modello presenta alcune modifiche: le immagini vengono scattate in 32 step, e l’otturatore si chiude durante la rotazione della macchina.

Il secondo modello di macchina panoramica rotante.

Un altro esperimento interessante è la Superzoom Pinhole Camera, una fotocamera stenopeica che monta un grandangolo davanti al foro. La lente è una di quelle che si usano per gli spioncini delle porte (160° Door Viewer). Una solida prolunga a soffietto targata CCCP (!) trasforma l’ottica grandangolare in uno zoom estremo, quasi un 500 mm.

La Superzoom Pinhole Camera.

Per chiudere questa breve rassegna dei lavori di David facciamo un passo indietro. Il suo primo esperimento con il foro stenopeico, dopo alcune macchine modificate, consiste in una Zenit stenopeica particolare. David ha costruito un accessorio per registrare le immagini in frammenti, montandolo davanti al foro stenopeico. In questo marchingegno sono inserite della barre, orizzontali o verticali. Durante la ripresa fotografica si elimina una barra per volta, in sequenza, registrando l’immagine pezzo per pezzo, consentendo di inferire la direzione del movimento del soggetto a partire dalla fotografia. Potremmo considerare questa macchina una sorta di slit-camera stenopeica. Essa dimostra che la ricerca di David Smeulders, fin dal principio, è stata incentrata sul concetto del “tempo”  in fotografia. David definisce questa Zenit “la prima macchina per catturare il tempo”. Come le slit-cameras, infatti, registra il movimento dei soggetti in modo particolare. Probabilmente è partendo da qui che il designer è giunto a utilizzare la scannerfotografia, che prevede un tempo fotografico (espresso dal movimento nello spazio “pro-filmico”) del tutto diverso dalle normali fotocamere.

La Zenit stenopeica "in grado di catturare il tempo".

Qui trovate informazioni su tutti i modelli autocostruiti da David Smeulders: http://koudzweet.nl/

Qui i video delle sue fotocamere: http://vimeo.com/user2785187

Qui il suo blog: http://blog.davidsmeulders.com/

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IL GIOCO DEL FUOCO #1 – TILT SHIFT PHOTOGRAPHY

Con “Tilt-Shift Photography” ci si riferisce alle tecniche di ripresa basate sul movimento dell’obiettivo. Obiettivi decentrabili e basculabili permettono di effettuare correzioni prospettiche (importantissime ad esempio nella fotografia d’architettura) e di avere un controllo accessorio della profondità di campo (oltre quello ottenibile tramite la regolazione del diaframma). Il bello di poter giocare con i movimenti dell’obiettivo è che si possono incrementare le possibilità della messa a fuoco: è possibile ottenere immagini interamente nitide (molti fanno questa scelta per fotografare paesaggi), ma si può orientare il piano di messa a fuoco in modo che solo una piccola parte del soggetto sia nitido. In quest’ultimo caso l’effetto è totalmente diverso da quello ottenibile tramite l’apertura del diaframma. Ci si può sbizzarrire applicando tecniche come il selective focus e il miniature faking, come nelle immagini sottostanti.

Esempio di "selective focus" ottenuto con un obiettivo Lensbaby su Canon 5D. Foto di Hzoi (http://en.wikipedia.org/wiki/File:Lensbaby-sample.JPG).

Se qualcuno volesse approfondire l’argomento del focusing, superando le colonne d’Ercole della fotografia standardizzata, consiglio la lettura di due testi di Harold M. Merklinger, con tutte le informazioni possibili sulla messa a fuoco e la profondità di campo. Per fortuna di tutti, il benemerito Harold, fotografo seguace della “teoria dell’inadeguatezza della profondità di campo tradizionale”, offre gratuitamente i due testi in formato PDF. Si scaricano da qui: http://www.trenholm.org/hmmerk/download.html. Questo sito invece raccoglie link utili sulla fotografia Tilt/Shift: http://hame.ca/tiltshift.htm.

Come fare per giocare col fuoco? L’industria ha prodotto parecchi modelli di lenti, montabili su reflex digitali e analogiche. Date un’occhiata a questa galleria: http://it.wikipedia.org/wiki/Obiettivo_decentrabile. Una soluzione più economica è rappresentata dalle Lensbabies, compatibili con macchine Canon, Nikon, Sony, Pentax e altre SLR, dal design molto particolare: http://lensbaby.com/lenses.php. Tutte queste lenti permettono vari movimenti grazie al Sistema Optic Swap.

La serie di lenti Lensbaby: Muse, Composer, Control Freak.

La soluzione più economica di tutte (gratuita!) è il freelensing, ovvero l’arte di convertire qualsiasi obiettivo in lente decentrabile e basculabile. Come si fa? Semplicemente smontando l’obiettivo e accostandolo al corpo macchina. Si scatta con l’obiettivo staccato, e ogni piccolo movimento cambia il fuoco dell’immagine. Ovviamente bisogna stare attenti a non far entrare polvere o altro dentro il corpo macchina. Spesso qualche parte della foto viene bruciata dalla luce, ma l’effetto può anche essere piacevole; dipende dal gusto. E’ consigliabile usare ottiche dai 50mm in su, possibilmente superiori, mai grandangolari. E’ anche meglio scegliere soggetti con una certa profondità e varietà di piani. Una piccola guida on-line: http://content.photojojo.com/uncategorized/tilt-shift-and-macro-freelensing/.

Poi ci sono le soluzioni squisitamente frankenfotografiche. Girovagando qua e là per la rete ho trovato un po’ di progetti interessanti. Vediamone alcuni:

1) La Tilt SHift Mod per DSLR di Marko Tardito.

Lascio descriverla allo stesso Marko, eccellente fotografo di cui segnalo il sito (http://www.markotardito.com/).

“La Mod è iniziata quando un amico fotografo (Jean Marie Francius) mi ha fatto vedere che stava cercando di attaccare al retro di un soffietto di un banco ottico, un corpo di una macchina digitale. Mi sono subito messo al lavoro e con un po’ di pezzi che avevo e il caro ebay, ho assemblato il mio Tilt Shift per DSLR. Per prima cosa, lavorando io con Pentax 6X7 e le sue meravigliose ottiche, ho deciso di lavorare con questo passo. Mi sono procurato un soffietto, smontando un vecchio paraluce che avevo in passato.

Mi sono ritagliato due pezzi di policarbonato nero, trovato in una ferramenta fornita, che ho poi sagomato e forato per farci entrare due tubi di prolunga. Nella parte frontale ho sistemato il tubo di prolunga della Pentax 6×7, mentre nella parte posteriore un tubo di prolunga Canon (di fattura cinese, ma per quello che serviva a me va benissimo) trovato su ebay per pochi euri.

Il tubo di prolunga Canon mi servirà per attaccare il soffietto al corpo macchina. Nella parte frontale, al tubo di prolunga ora posso attaccare tutte le mie ottiche Pentax. Ma la mia ricerca non si ferma qui. Avendo io una passione per le vecchie ottiche per banchi, non trattate per il colore, mi sono procurato dei tappi Pentax 6X7.

Dopo averli forati, ho iniziato ad incollarci le ottiche (con una colla speciale molto simile al silicone nero, ma con una resistenza maggiore). Mi sono quindi creato un piccolo corredo di ottiche antiche. Per finire mi sono fatto una maniglia in legno come quelle che ho sulle mie Pentax, più per una questione estetica che non una pratica.

Per risolvere il problema di tenere il soffietto fisso, mi sono procurato a Bievre (il mitico mercatino che si tiene fuori Parigi a giugno) un magic arm, che ho poi fissato all’attacco del cavalletto della Canon e al Tilt shift. Con questo sistema sono in grado di controllare il movimento del soffietto e ripetere le distorsioni volute in altre immagini.”

Le immagini della Mod:

2) Lente Tilt/Shift autocostruita per (D)SLR di Adrian Hanft (http://www.foundphotography.com/).

Materiali necessari: una reflex, come la Pentax K1000 usata da Adrian; vanno bene anche le digitali. Un tappo di quelli che chiudono il corpo macchina quando non vi sono montati obiettivi (body cap). La camera d’aria della ruota di una bicicletta. La lente di una macchina macchina fotografica, magari da buttar via. Scegliete una lente che si smonti facilmente, e che sia il più possibile sottile. Se il meccanismo di scatto è parte della lente, come nelle vecchie fotocamere, dovrete trovare un modo per mantenere il diaframma aperto in modo permanente. Per questo esperimento è stata usata la lente di una Argus 35mm, che è facilmente rimovibile e ha la posa “T” per mantenere il diaframma aperto.

L’idea è semplice: tagliare un pezzo di camera d’aria e inserirvi da una parte il body cap, dall’altra la lente. Dopo aver rimosso la lente dalla vecchia fotocamera, tagliate il centro del body cap in maniera circolare e staccate la parte centrale. Inserite il body cap modificato nella sezione della camera d’aria. Dall’altro lato inserite la lente. Tenete conto della distanza focale; tenete la lente vicina al corpo macchina se volete mettere a fuoco soggetti a media distanza, allontanatela invece se volete fare esperimenti macrofotografici et similia. Potete anche lasciare la camera d’aria più lunga del necessario, in modo da poter spostare avanti e indietro la lente, secondo necessità. Adesso potete attaccare il body cap al corpo macchina, ed ecco il vostro sistema tilt/shift pronto per l’uso. Se il body cap non si avvita bene dovrete inventarvi un sistema per non far staccare la lente mentre fotografate.

Le foto del sistema:

La lente della Argus rimossa.

Il body cap tagliato e inserito nella camera d'aria.

L'inserimento della lente nella camera d'aria.

L'obiettivo tilt-shift completo, visto dall'interno.

"Eppur si muove!"

La Pentax k1000 con la lente montata e un "rinforzo" per non farla staccare.

3) “Build a Tilt-Shift Camera Lens for Peanuts” di Dennison Bertram (http://www.dennisonbertram.com/).

Materiali: un corpo macchina SLR o DSLR. Un obiettivo di formato superiore a quello del corpo macchina, ad esempio un obiettivo 6×6 o superiore su un corpo macchina 35mm (in questo caso è un Carl Zeiss 80mm per il medio formato). Uno stantuffo in gomma con struttura a mantice, per esempio quello di uno sturalavandino; qualsiasi va bene, purché sia flessibile e non troppo grande. Cartone nero rigido, o plastica nera. Un body cap di plastica corrispondente al corpo macchina. Una buona colla; è necessario incollare il tappo al cartone/plastica e questo allo stantuffo. Se si desidera una configurazione più robusta si possono attaccare i pezzi con dadi e bulloni.

Istruzioni: prendete il tappo e intagliate la parte centrale, come nel progetto precedente. Limatelo in modo da non lasciare sbavature. Tagliate lo stantuffo, che fungerà da soffietto, e inseritevi l’obiettivo. Adattate il foro all’obiettivo in modo che sia stretto. La soluzione migliore è forse quella di acquistare un adattatore a baionetta per l’obiettivo che si utilizza, attaccarlo al “soffietto”, quindi avvitare la lente sull’adattatore. Per costruire la base tagliate un anello di cartone o di plastica, con il cerchio interno della stessa circonferenza del tappo, e l’esterno corrispondente alla parte inferiore del “soffietto”. Dipingete di nero l’anello, per evitare la rifrazione della luce all’interno del soffietto. Incollate i pezzi, il tappo nell’anello, e l’anello nel soffietto. Fate asciugare la colla, provatene la resistenza, e ammirate il risultato: l’obiettivo mobile è pronto! Ricordatevi che con questi obiettivi bisognare scattare con i controlli manuali. Meglio usare diaframmi aperti, ed avere la mano ferma (a meno che non si costruisca anche un sistema di supporto per l’obiettivo). Altra raccomandazione: pulite bene il tutto prima di montarlo su una reflex digitale, o rischiate di far entrare polvere nel corpo macchina e sul sensore.

Le immagini del progetto:

Il tappo intagliato.

Il "soffietto" predisposto per il montaggio.

L'obiettivo inserito nel soffietto.

L'anello da inserire nel retro.

L'assemblaggio delle parti che compongono il retro.

Il sistema finito, montato sulla fotocamera.

Una fotografia di Dennison Bertram scattata con l'obiettivo Tilt/Shift.

Un'altra foto di Bertram ottenuta con lo stesso sistema.

4) Sistema Tilt/Shift autocostruito con un vecchio obiettivo a soffietto di Marcus Kazmierczak (http://mkaz.com/).

Procuratevi una vecchia macchina a soffietto estraibile, di tipo folding (io prenderei una 6×9…), e un tubo di prolunga adatto alla fotocamera su cui dovete montare l’obiettivo. Il tubo di prolunga deve essere corto, in questo progetto ne è stato usato uno di 12mm. Staccate la lente e il soffietto dal corpo macchina, tagliando il soffietto se necessario (con accortezza e precisione). Attaccate il soffietto al tubo di prolunga con del nastro isolante nero. Magari applicate un secondo strato di nastro, e assicuratevi che sia a prova di luce. Montate il tutto sulla vostra macchina e il gioco è fatto. Pulite bene tutto, mentre realizzate l’obiettivo, se avete intenzione di usarlo su una digitale. Nonostante il tubo di prolunga corto, potreste avere problemi a fotografare soggetti distanti, ma avrete comunque una lente macro con cui giocare.

Wirgin Anastigmat Camera, 75mm f/4.5.

Lente e soffietto incollati al tubo di prolunga.

Il sistema finito montato su una Nikon.




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