Frankenphotography


Futurismo passatista #2: large format Scannercamera

Tempo addietro ho accennato alle Scannercamera, fotocamere ibride che utilizzano uno scanner piano come dorso d’acquisizione. In rete si trovano sempre più resoconti su simili esperimenti, e i risultati sono ottimi. Vediamo allora di dare qualche indicazione più dettagliata sulla costruzione di queste stupefacenti fotocamere, che arricchiscono il campo della Scanografia (Scanography o Scannography), discendente diretta della Xerox Art (link utili: http://en.wikipedia.org/wiki/Scanography http://www.scanner-magic.com/ http://scannography.org/ http://www.photo-vinc.com/articles/Flatbedscanner/Flatbedscanner.html http://blog.scannography.info/ ).

Ci sono diversi modi per costruire una Scannercamera, e svariate motivazioni. In questo articolo mi occuperò dei modelli più professionali, ma è possibile usare soltanto fogli di cartone, foamboard, e altri materiali economici. Le motivazioni principali sono essenzialmente due:

  1. fare esperimenti con il movimento dei soggetti (e il tempo fotografico) grazie all’acquisizione lineare dello scanner;
  2. la possibilità di utilizzare una macchina digitale di grande formato senza spendere decine di migliaia di euro, ottenendo immagini di dimensioni enormi, seppur non paragonabili per qualità.

ATTENZIONE: non mi assumo alcuna responsabilità per eventuali danni a persone e cose che si verifichino nel seguire questa guida. Lo scanner, in particolare, è una periferica molto fragile, ed è facile romperlo operando le modifiche suggerite. Se provate, è a vostro rischio e pericolo.

L’ottica:

Escluderei l’utilizzo del foro stenopeico per questo progetto; non si sfrutterebbe tutta la superficie dello scanner, oppure si dovrebbe usare un foro molto ampio, con conseguente perdita di definizione dell’immagine. Trovate una discussione sull’argomento qui http://www.f295.org/Pinholeforum/forum/Blah.pl?b-cm/m-1129723445/. Qualcuno c’è riuscito, ma le immagini sembrano coprire solo una piccola parte della superficie disponibile: http://exhaustpipeboy.blogspot.com/search/label/Scanner%20Camera. Un altro progetto con il foro stenopeico è questo, ma non sono state pubblicate le immagini ottenute: http://www.instructables.com/id/Digital-Pinhole-Camera-on-the-cheap-Hack/. Se proprio non si vuole acquistare un obiettivo è meglio usare una lente d’ingrandimento montata su un largo foro, come in questo modello: http://cdn.makezine.com/make/scannercamera.pdf. I risultati migliori si ottengono però con buone lenti per il grande formato. Sarebbe un peccato sfruttare solo una piccola parte della vasta superficie d’acquisizione disponibile: meglio costruire una macchina di dimensioni opportune dotata di un’ottica per il grande formato, capace di coprire l’intera superficie, o quasi. Il non plus ultra sono le lenti per il formato 8×10, anche da ingranditore. Non scenderei sotto il formato 4×5, che comunque viene spesso utilizzato.

Il corpo macchina:

Per una soluzione professionale bisogna usare il corpo di una macchina di grande formato, o costruirne uno. Anche una scatola di cartone funziona, ma è meglio progettare un meccanismo a soffietto o comunque a scorrimento, in modo da poter spostare il fuoco. Se si vuole fare un tentativo non dispendioso, o una prova preliminare, si possono realizzare due scatole di cartone a incastro per gestire il fuoco, come suggerisce il guru della scannerfotografia Mike Golembewski nel suo accurato tutorial: http://cdn.makezine.com/make/scannercamera.pdf (un altro modello in cartone: http://estrip.org/articles/read/shawnr/34172). Per gli appassionati del fai-da-te esiste un’ottima guida in italiano di Gavino Tavera, che illustra dettagliatamente la costruzione di una macchina di grande formato in legno e alluminio, soffietto compreso, con una spesa di 50-55 euro: http://web.tiscali.it/casualmenteacaso/GT45.pdf. Una terza possibilità è ovviamente quella di recuperare un corpo macchina di grande formato e adattarlo allo scopo (ma anche le vecchie ed economiche Box Cameras si possono usare come corpi macchina, più piccoli ma completi di lente e di una limitata possibilità di messa a fuoco: http://golembewski.awardspace.com/cameras/earlier/index.html) . Un po’ di esempi:

La macchina costruita da Gavino Tavera.

Una Scannercamera di Mike Golembewski, che utilizza il corpo di una Horseman 450L monorail 4×5. http://golembewski.awardspace.com/cameras/current/index.html.

Un’altra creatura di Golembewski, che utilizza la struttura a soffietto di una vecchia lanterna magica. http://golembewski.awardspace.com/cameras/earlier/index.html. Scannercamera realizzata da Erich Schafermeyer con una Burke & James 4×5 field camera. Il suo progetto, ispirato al lavoro di Golembewski, è illustrato qui: http://mosesblah.wordpress.com/2010/03/03/the-scanner-camera/. Esempi di immagini nella sua gallery su Flickr: http://www.flickr.com/photos/29001921@N07/sets/72157623545445524/with/4403531758/. John Van Horn nel suo ultimo progetto ha usato come base una macchina di formato 8×10, l’unica in grado di coprire quasi l’intera area dello scanner. Qui la presentazione del modello: http://www.johnvanhornphoto.com/lgformatdigitalphotography/camera2007/Camera2007.html. Qui una gallery: http://www.johnvanhornphoto.com/lgformatdigitalphotography/Gallery1.html.

Il controllo della messa a fuoco: a costo di sembrare ridondante, voglio sottolineare nuovamente l’importanza di dotare la Scannercamera di un meccanismo a scorrimento di qualunque tipo, essenziale per procedere nella sperimentazione. In questo modo sarà possibile utilizzare ottiche diverse, adattando di volta in volta la macchina alla lunghezza focale della lente e controllandone la messa a fuoco. I modelli illustrati fin qui sono tutti dotati di un meccanismo a scorrimento e di un soffietto, ma si può ottenere lo stesso risultato con il sistema delle scatole a incastro, appositamente realizzate o costruite sul corpo di una Box Camera.

Il controllo dell’anteprima: altrettanto utile la possibilità di avere un’anteprima dell’immagine prima della scansione. Basta inserire tra il dorso (lo scanner) e il corpo un vetro smerigliato o un foglio di carta cerata. Le macchine di grande formato hanno tutte il vetro smerigliato, perciò sono più facilmente adattabili (bisogna soltanto trovare il modo di attaccare il dorso al corpo, lasciando contemporaneamente l’attacco per il vetro smerigliato con cui pre-visualizzare l’immagine). L’italiano Dario Morelli (Project ESE) ha realizzato un prototipo di view finder composto da un foro sul retro dello scanner e della carta cerata sullo stesso piano del CCD: http://www.flickr.com/photos/projectese/4265179087/in/set-72157623187612134/ http://www.flickr.com/photos/projectese/4265927330/in/set-72157623187612134/ (qui un altro modello, sempre di Dario Morelli, con un vetro di messa a fuoco molto più grande: http://www.flickr.com/photos/projectese/4290493732/in/set-72157623187612134/). Con questi meccanismi si risparmia un sacco di tempo, che altrimenti andrebbe perso in lunghe e fallaci scansioni (soprattutto se lo scanner esegue la calibrazione prima di ogni scansione).

Lo scanner:

Esistono due tipologie di scanner piani che si possono utilizzare come dorso. La maggior parte dei modelli adotta scanner con sensore CIS. Vantaggi: sono semplici da modificare e inglobare in una struttura ad hoc; sono leggeri e trasportabili, e vengono alimentati dal computer tramite una connessione USB. Ciò significa che una macchina basata su questi scanner è facilmente trasportabile per riprese in esterno, e non pone nessun problema di alimentazione. Svantaggi: il sensore ha una profondità di acquisizione più limitata degli scanner dotati di sensore CCD. Gli scanner con CCD però sono più complessi, utilizzano specchi e una lente sul sensore, il che complica la modifica dell’hardware. Inoltre hanno bisogno di una rete per l’alimentazione, quindi non sono trasportabili a meno che non si adatti anche un apposito generatore di corrente. Senza la lente e gli specchi il sensore CCD  riesce a coprire l’intera larghezza ma non può coprire più di pochi centimetri in altezza (la sua altezza reale), quindi l’immagine risultante è distorta e deve essere ridimensionata via software. Tutti gli esempi trattati in questo post riguardano dorsi costruiti con scanner CIS, ma se qualcuno volesse tentare l’altra strada potrà trovare utili consigli qui: http://www.sentex.net/~mwandel/tech/scanner.html, qui: http://www.flickr.com/photos/projectese/4265924858/in/set-72157623187612134/, e nella gallery del fotografo Antonio Giordano, che ha realizzato due modelli: http://www.flickr.com/photos/48722654@N06/.

 

Una Scannercamera CCD realizzata da Antonio Giordano.

 

 

Una Scannercamera CCD realizzata da Dario Morelli.

 

Modifiche dello scanner (Avvertenza: ogni modello può presentare delle differenze, individuate le singole parti nel vostro e agite di conseguenza):

Rimuovete il coperchio dello scanner e il vetro, per accedere alle parti interne dello scanner. Se non trovate il modo di staccare il vetro tagliate le due barre di plastica laterali e tiratelo via.

Rimuovete la fonte luminosa: individuate la barra scorrevole luminosa che si sposta quando si effettua la scansione, staccatela delicatamente e mettetela da parte. È la barra di plastica che distribuisce la luce durante la scansione. Individuate la sorgente luminosa posta in un lato della barra e copritela accuratamente con nastro isolante nero o vernice (se non volete eliminarla del tutto a colpi di tenaglia). Una volta eliminata la fonte luminosa lo scanner non funzionerà più con il software originale, nella sezione “software” più avanti sono riportate alcune soluzioni.

Rimuovete il listello che contiene le lenti pinhole, situato sopra il sensore CIS, facendo attenzione a non danneggiare il sensore e le parti elettroniche.

Rimuovete le parti antistanti il sensore, che impediscono alla luce di raggiungerlo completamente, o staccate e spostate il sensore con molta cautela. Bisogna incrementare il più possibile l’angolazione secondo la quale la luce raggiunge il sensore. Il sensore CIS infatti è posto in una sorta di avvallamento, che permette alla luce di raggiungerlo da un’angolazione limitata. L’immagine che ne risulta è molto piccola, “a buco di serratura”. Per evitare ciò si può staccare il sensore e incollarlo sulla testa dello scanner, facendo attenzione a mantenerlo in parallelo rispetto alla testa. Il sensore però sarà più esposto alla polvere. Con maggior tempo e costanza si può invece livellare e limare le parti che oscurano il sensore, dopo averlo staccato. Pulite bene il tutto e rimettete il sensore al suo posto. Questa è la soluzione consigliata da Golembewski.

Ricoprite le parti metalliche dello scanner con del nastro isolante nero o con della vernice. Bisogna evitare che le parti interne dello scanner riflettano la luce che entra dalla lente, per ottenere delle buone immagini.

Risorse dettagliate sulle modifiche da apportare:

http://golembewski.awardspace.com/cameras/scanner/index.html

http://mosesblah.wordpress.com/2010/03/03/the-scanner-camera/ http://www.johnvanhornphoto.com/lgformatdigitalphotography/thescannerphotographyproject.html

http://www.johnvanhornphoto.com/lgformatdigitalphotography/Notes.html

L’attacco:

L’attacco tra corpo macchina e dorso dipende dal modello che volete costruire. Create un pannello oscurato rettangolare che copra le parti dello scanner lasciate scoperte dal corpo macchina, in modo da evitare infiltrazioni luminose. Intagliate ovviamente la parte centrale, in corrispondenza del corpo macchina. Sbizzarritevi a trovare un modo per tenere uniti il dorso e il corpo, tenete conto del peso, e montate il tutto su un buon treppiede. Nelle foto sottostante uno dei progetti di Dario Morelli, puro “made in Italy”, che comprende una struttura adattabile a diversi formati realizzata con componenti da ferramenta:

Una scelta intelligente sarebbe quella di dotare il dorso di un meccanismo rotante, ben agganciato, in modo da realizzare riprese verticali e orizzontali. Un attacco simile l’ha realizzato Antonio Morelli per il suo banco ottico. Molto bella anche la creatura con dorso rotante realizzata, mi sembra di capire, da Juri Pozzi e altri collaboratori. Guardate qui: http://www.flickr.com/photos/pzz/2536495450/in/set-72157603933549581/.

Il software: una volta modificato, lo scanner non sarà più riconosciuto dal computer. Inutile cercare di utilizzare il software proprietario, che riconoscerà come errori le modifiche apportate. Una comoda soluzione è l’installazione dell’applicazione VueScan della Hamrick, in grado di far funzionare uno scanner con la lampada interna rimossa o oscurata. Meglio ancora le applicazioni open source SANE (Scanner Access Now Easy, http://www.sane-project.org/) , che però sono più complesse e destinate a chi possiede una discreta conoscenza in fatto di di programmazione. I consigli di Golembewski: http://golembewski.awardspace.com/cameras/software/index.html.

Il fitro IR/UV: poiché i sensori sono sensibili all’infrarosso, non è possibile vedere i colori reali senza usare un filtro IR/UV.

Problemi dell’immagine: gli scanner operano una sorta di separazione dei colori Red, Green, e Blue. Modificandoli è probabile che vi troviate di fronte a un disallineamento, con il risultato di avere immagini in b/n. Un altro problema sono le righe di scansione che inframezzano le immagini, da eliminare via software. Di questi problemi mi occuperò in un altro post, dopo una ricerca più approfondita.

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FRANKENPHOTOGRAPHERS #4: DAVID SMEULDERS

Autoritratto di David Smeulders preso con una delle sue Scannercamera.

Il designer David Smeulders (http://www.davidsmeulders.com/), negli ultimi anni, ha esteso il proprio campo di ricerca al di là della grafica e del vjing (Vj Klebowax, insieme al fratello Oscar), esplorando territori frankenfotografici. Le sue Scannercamera hanno conquistato un posto d’onore non solo nel suo percorso di sperimentazione, ma anche tra le attività delle lungimiranti istituzioni olandesi: al 6 Marzo di quest’anno risale la sua ultima “scan-photo-installation”, durante la Rotterdam Museum Night, e le sue creature sono state esposte l’anno scorso al Nederlands Fotomuseum (http://www.nederlandsfotomuseum.nl/).

Il risultato dell'installaizone BODYSCAN alla Rotterdam Museum Night. Tutte le immagini qui: http://www.koudzweet.nl/museumnacht/index.html.

Al Fotomuseum David ha presentato una versione deluxe della sua Copy Camera (commissionata per l’occasione!), costruita con una stampante multifunzione. Con questa macchina ha realizzato un’installazione interattiva: premendo un pulsante il pubblico ha potuto auto-ritrarsi, ottenendo un’immagine in formato A4 in meno di un minuto “come con le vecchie Polaroid”. A differenza di queste, però, si aveva un minuto a disposizione per muoversi davanti alla macchina, inscenare una piccola performance, e avere una Scan-photo.

La Copy Camera deluxe al Fotomuseum.

La Copy Cam originale.

Nel 2007 David ha costruito un primo modello di Scannercamera, usando uno scanner piano, un obiettivo per macchine di grande formato, e un originale sistema di scorrimento che permette di muovere l’obiettivo. Con questa macchina si ottengono scan-photo di oltre 500 Mb.

Con il nuovo modello A3 Scan Camera è possibile sfruttare tutti i movimenti dell’obiettivo: “let’s tilt/shift/swing again!”

A3 Scan Camera.

Budapest, 2009. Veduta presa da David Smeulders con la A3 Scan Camera.

Con la RGB Scan Camera David ha fatto un ulteriore passo avanti nella ricerca espressiva scannerfotografica: questa macchina è in grado di acquisire immagini a colori attraverso 3 obiettivi, che registrano separatamente i tre canali RGB che compongono l’immagine (un canale per lente, ma l’acquisizione è simultanea). Nella piattaforma è inserito un laptop che controlla l’acquisizione e alimenta lo scanner.

La RGB Scan Camera.

Un primo esempio di RGB scan-photo.

La stessa immagine presa due volte, differenziando il focus nei diversi canali.

Queste mostruose creature digitali sono solo le ultime realizzazioni di David. La sua ricerca frankenfotografica è iniziata con esperimenti analogici, nell’ambito della fotografia stenopeica e di quella panoramica. Ha realizzato due macchine panoramiche rotanti a 360°, motorizzate. La prima ruota ogni 4 secondi, registra immagini di piccole dimensioni (2.4 mm), e le “incolla” insieme una all’altra durante l’avanzamento.  Per fare un giro completo impiega 16 step.

Il primo modello di macchina panoramica rotante a 360°.

Autoritratto panoramico di David Smeulders.

Il secondo modello presenta alcune modifiche: le immagini vengono scattate in 32 step, e l’otturatore si chiude durante la rotazione della macchina.

Il secondo modello di macchina panoramica rotante.

Un altro esperimento interessante è la Superzoom Pinhole Camera, una fotocamera stenopeica che monta un grandangolo davanti al foro. La lente è una di quelle che si usano per gli spioncini delle porte (160° Door Viewer). Una solida prolunga a soffietto targata CCCP (!) trasforma l’ottica grandangolare in uno zoom estremo, quasi un 500 mm.

La Superzoom Pinhole Camera.

Per chiudere questa breve rassegna dei lavori di David facciamo un passo indietro. Il suo primo esperimento con il foro stenopeico, dopo alcune macchine modificate, consiste in una Zenit stenopeica particolare. David ha costruito un accessorio per registrare le immagini in frammenti, montandolo davanti al foro stenopeico. In questo marchingegno sono inserite della barre, orizzontali o verticali. Durante la ripresa fotografica si elimina una barra per volta, in sequenza, registrando l’immagine pezzo per pezzo, consentendo di inferire la direzione del movimento del soggetto a partire dalla fotografia. Potremmo considerare questa macchina una sorta di slit-camera stenopeica. Essa dimostra che la ricerca di David Smeulders, fin dal principio, è stata incentrata sul concetto del “tempo”  in fotografia. David definisce questa Zenit “la prima macchina per catturare il tempo”. Come le slit-cameras, infatti, registra il movimento dei soggetti in modo particolare. Probabilmente è partendo da qui che il designer è giunto a utilizzare la scannerfotografia, che prevede un tempo fotografico (espresso dal movimento nello spazio “pro-filmico”) del tutto diverso dalle normali fotocamere.

La Zenit stenopeica "in grado di catturare il tempo".

Qui trovate informazioni su tutti i modelli autocostruiti da David Smeulders: http://koudzweet.nl/

Qui i video delle sue fotocamere: http://vimeo.com/user2785187

Qui il suo blog: http://blog.davidsmeulders.com/




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